Padre e figlio, due biglietti per Montréal e una salita da provare sulla propria pelle
C'è chi va a Montréal per il weekend e chi ci va per due ruote e sessanta chilometri d'asfalto che si ripetono giro dopo giro. Un padre e suo figlio, quest'autunno, hanno scelto la seconda opzione. Non solo per guardare passare i corridori del Mondiale su strada, ma per infilarsi loro stessi, in bici, su un pezzo di quella salita che tutti chiamano semplicemente Mount Royal.
L'idea nata a tavola
Tutto è cominciato con una birra e la gara in tv l'anno prima. Il figlio, trentenne appassionato di ciclismo, aveva buttato lì la frase: "un giorno ci andiamo davvero". Il padre, cinquant'anni passati da un pezzo ma ancora abituato ai suoi sessanta chilometri ogni weekend, non se l'è fatto ripetere due volte. Volo prenotato, hotel vicino al parco, biciclette a noleggio già bloccate.
Sulla salita, prima dei campioni
La mattina, prima che arrivi la folla, sono già in sella sul tratto ufficiale del percorso. Mount Royal non è lunga, ma pizzica, con quei tornanti stretti nel bosco che i corridori ripeteranno più volte durante il Mondiale vero. Su una salita così, quello che indossi sotto conta quanto le gambe: la tecnologia HO1 di HOM segue ogni torsione del corpo senza mai stringere, nemmeno quando ti alzi sui pedali a metà pendenza.
Transenne, birra e maglia iridata
Nel pomeriggio sono gomito a gomito con migliaia di altre persone lungo il percorso, a guardare il gruppo che si sgretola giro dopo giro sotto il sole d'autunno. Le gambe bruciano ancora un po' dalla mattina, ma nessuno se ne lamenta: fa parte del gioco, quasi un diritto guadagnato sul campo.
La sera, con calma
Doccia veloce in hotel e poi via verso un ristorante nel Plateau, tovaglie di lino e un menu degustazione che, con le gambe ancora indolenzite, sembra quasi un premio meritato. Il padre ordina il vino, il figlio racconta per la terza volta la stessa salita, come se raccontandola potesse riviverla.
Quello che nessuno ha notato
Tornando a casa, quello che il figlio ricorda non è la classifica finale - quella l'avevano già letta sul telefono. È il fatto che dalla sveglia delle cinque fino all'ultimo bicchiere a mezzanotte non ha mai dovuto pensare a quello che aveva addosso. Nessun aggiustamento, nessun fastidio: solo una seconda pelle che si è semplicemente dimenticata di esistere.